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L’azione del vento è la principale causa delle onde marine: spingendo lo strato superficiale di acqua cede parte della sua energia.

L’attrito tra il vento e la superficie dell’acqua fa muovere le particelle superficiali di un moto circolatorio; in mare aperto l’ onda non crea un vero spostamento longitudinale.

Quando invece le onde si avvicinano alla linea di riva aumentano la loro altezza relativamente al diminuire della velocità (shoaling), conservando la loro energia: avvicinandosi alla riva, scontrandosi col basso fondale, si “rompono” (breaker zone) andando a formare quella zona schiumosa e animata (surf-zone) da dove l’acqua poi risalirà il fondale (uprush) e tornerà indietro (backswash).

In quest’area parliamo di vere e proprie “masse d’acqua in movimento”. Ne consegue che il professionista che soccorre sottocosta fa un mestiere totalmente diverso dal “soccorritore offshore“: opera in un ambiente diverso, utilizza dotazioni diverse, gestisce emergenze diverse.

E’ per questo che tante attrezzature e tecniche di salvataggio provenienti dalla nautica, tuttora trasmesse nei corsi di salvamento, non sono adatte alla figura del lifeguard.

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